Il mercato oggi offre diverse opzioni di erba sintetica ed in questa pagina cerchiamo di riepilogare caratteristiche, pregi e difetti.

Per individuare l'erba sintetica più adatta per ogni situazione è bene conoscere alcune variabili che possono vincolare o meno le Vostre scelte in funzione alla destinazione d’uso e il budget a disposizione.

La prima scelta riguarda l’altezza della fibra dell’erba sintetica. Oggi nel mercato troviamo manti sintetici di varie altezze, a partire dai 6 mm per l’erba decorativa ad arrivare a 70 mm per il gioco Rugby con tutti gli intervalli intermedi: 6, 11, 15, 20, 25, 30, 35, 40, 45, 50, 55, 60, 65 e 70 mm. Ad esclusione del manto da 6 mm usato prevalentemente per l’arredo, tutti gli altri manti artificiali sono studiati per svolgere diverse discipline sportive.

L’erba da 11 mm viene usata per il Hockey, quella da 15 mm per il tennis, quelle da 20 e 25 mm per i campi polivalenti (calcio e tennis) e sono tutti intasati con la sabbia silicea.

I manti di ultima generazione con gli spessori da 40 ai 60 mm sono studiati principalmente per il gioco calcio. Le altezza invece da 65 e 70 mm sono studiate per il gioco del Rugby.

Ricordare sempre per più alta è l’erba più materiale di intaso viene usato, più “elastico” diventa il pavimento.

Osservando un manto sintetico è bene comprendere che l’altezza e qualità della fibra sintetica sono importanti perché nel suo interno devono contenere l’intaso stabile e garantire una maggior durata. Una fibra di altezza maggiore contiene più intaso prestazionale che permette di affondare meglio i tacchetti delle scarpe del giocatore ed allo stesso tempo ha una vita più lunga considerando che il consumo è progressivo dall’alto verso il basso perché è più esposto al sole. Per esempio in un tipico manto artificiale da 60 mm i primi 12-15 mm sono intasati con sabbia per rendere stabile il manto sintetico e gli ultimi 15 mm devono sporgere in superficie per dare l’aspetto verde, perciò restano 30-33 mm in mezzo i quali sono riempiti con l’intaso prestazionale per sostenere il giocatore. Quando la parte superficiale inizia a consumarsi, man mano si abbassa lo spessore del manto per farlo durare qualche anno ancora.

La seconda scelta riguarda la tipologia del filato d’erba.

Con l’introduzione dei manti artificiali nel mondo del calcio, l’attenzione si è spostata ai campi sintetici. Tanti nuovi progetti sono stati realizzati in breve tempo. La concorrenza tra i produttori italiani ha permesso l’introduzione di nuovi prodotti, qualitativamente superiori agli standard Europei, iniziando con il filati singoli (il mono-filo) a sostituzione del vecchio fibrillato, successivamente il mono-filo è diventato più spesso, >250 micron invece di 100 micron, più morbido in polietilene invece di polipropilene e resiliente con nervature per mantenere una posizione eretta.

L’esperienza ci ha insegnato che le fibre sintetiche piatte non sono resilienti e restano sdraiate sulla superficie ma anche quelle con nervature centrali oppure multiple molto spesso tendono a spezzarsi dopo pochi anni.

Negli ultimi 3-4 anni la ricerca di alcuni produttori di fibre sintetiche ha sviluppato due tipologie molto promettenti che abbiamo selezionato per offrire maggiore qualità e durata più lunga:

  • una robusta e compatta fibra sintetica a forma ellissoidale biconvessa di 350 micron nella parte centrare, resiliente ma allo stesso tempo morbida al tatto che offre possibilità di gioco migliore senza deviazione del pallone; il controllo della palla è migliore anche su terreno bagnato e si privilegia la sicurezza dei giocatori mantenendo poco abrasivo il manto artificiale,
  • in alternativa una fibra sintetica a forma di S, con spessore omogeneo su tutta la larghezza della lamina che offre una maggiore capacità coprente della superficie e trattiene meglio l'intaso che mantiene il giusto equilibrio tra resistenza, resilienza e morbidezza, offrendo un valore estetico simile ad uno stadio in erba naturale.

La terza scelta riguarda la la tipologia del backing dell’erba sintetica.

Oltre la fibra nel manto sintetico un aspetto importante riveste il backing, il supporto delle fibre sintetiche. Il backing è composto da un supporto primario, di solito un geotessile in polipropilene laddove vengono trapuntate (tufting) le fibre sintetiche ed un supporto secondario per bloccare (tuft lock) le fibre sintetiche al supporto primario, di solito un collante in lattice di SBR o poliuretano che offre una adesione maggiore che comunque deve essere superiore ai 30 N.

La maggior parte dei produttori qualificati oggi offrono prodotti di qualità equivalenti, indipendentemente dalla tecnica adottata. Tuttavia, in tema di eco-compatibilità è noto che il lattice in gomma e il poliuretano sono termoindurenti perciò è impossibile fonderli per riciclare il manto sintetico a fine ciclo di vita. Esiste però un nuovo metodo che usa una mescola di gomma termoplastica e polietilene al per saldare le fibre sintetiche al supporto primario che garantisce i parametri minimi di saldatura (tuft lock) e rende il manto sintetico totalmente riciclabile poiché è possibile fonderlo ed disporlo per altri usi industriali.

Per questo motivo abbiamo selezionato nella nostra offerta, il backing per l’erba sintetica riciclabile per limitare i danni all’ambiente a fine ciclo di vita del manto sintetico in linea con i principi della Green Economy.

La quarta scelta riguarda la tipologia d’intaso prestazionale.

Il manto sintetico viene di norma riempito con la sabbia, nota anche come intaso di stabilizzazione, necessaria per fermare il manto artificiale sul terreno. Quelli con altezza spessore ai 40 mm dopo il primo strato di sabbia, sono riempito con granuli elastici, noti come intaso prestazionale per rendere più morbida la superficie e consentire la interazione dei tacchetti delle scarpe del giocatore con la superficie da gioco. La tipologia d’intaso prestazionale riempie il manto artificiale lasciando sporgere fuori terra il filato per circa 12-15 mm, lo mantiene in posizione verticale e protegge anche il filato artificiale dall’usura del gioco calcio. Le varie tipologie d’intaso prestazionale impiegate negli ultimi anni hanno avuto una evoluzione ancora più importante rispetto ai filati d’erba. Oggi sono disponibili diversi tipi, riepilogati in seguito nell’ordine in cui sono stati introdotti nel mercato:

  1. i granuli in gomma SBR, di pneumatici riciclati, che hanno fatto parlare tanto i giornali per l’effetti pericolosi per la salute, non sono più ammessi nel regolamento LND,
  2. i granuli in gomma vergine di primo utilizzo in EPDM (rif. LND n. 2) oppure in termoplastico (rif. LND n. 1), hanno un costo elevato ma non sempre corrispondono ad valore aggiunto in termine di qualità,
  3. i granuli di gomma SBR nobilitati, (rif. LND n. 5) i pneumatici riciclati, rivestiti con una resina poliuretanica per inibire il rilascio di polveri nocivi. Il materiale più resistente al calpestio e il più economico ammesso nel regolamento LND,
  4. le miscele di materiale organico vegetale rivestito con le resine poliuretaniche (rif. LND n. 4), poco diffuso nel mercato di cui si sa veramente poco,
  5. le miscele di materiale organico vegetale con granuli di gomma SBR nobilitati (rif. LND n. 3) nella misura massima del 30% che riteniamo sia un giusto compromesso tra durata e comfort,
  6. le miscele di materiale organico vegetale puro al 100% che richiedono una manutenzione elevata per il dissodamento del materiale organico che si compatta ed il reintegro della parte che si degrada nel tempo e/o vola via con il vento. (rif. LND n. 6),

Esperienza nel corso degli anni ha rivelato che la gomma termoplastica si compattata facilmente e forma un blocco unico mentre, d'altra parte il rimbalzo della gomma SBR è eccessivo ed il cattivo odore non viene eliminato nemmeno con il rivestimento. Per quanto concerne l'intaso prestazionale 100% organico vegetale galleggia facilmente durante forti precipitazioni, conserva eccesso di acqua durante l'inverno quindi gela con l'abbassamento della temperatura e la maggior parte si degrada dall'attività biologica e si frantuma dal calpestio dei giocatori, mentre nei climi secchi abbisogna di grandi quantità di acqua per mantenerlo umido, stabile sulla superficie ed evitare l'essiccamento e diventare polvere. Nei climi caldi tutti loro hanno bisogno di grandi quantità di acqua per raffreddare e/o per evitare l’essiccamento.

La miscela Geofill, è un ottimo compromesso: utilizza materiale organico rinnovabile di sughero e cocco, miscelato con la gomma nobilitata e rientra nella categoria d’intasi LND n. 3. e coniuga resistenza al calpestio e consistenza per garantire stabilità e ritorno d’energia al giocatore. Un granulo che trattiene meno acqua dell'intaso 100% organicoquindi gela di meno durante l'inverno ma allo stesso tempo trattiene l’umidità necessaria per abbassare la temperatura d’estate rispetto ad altri intasi in gomma. Una miscela centrata che mantiene le proprietà prestazionali durante l’anno. Un prodotto studiato per durare a lungo che li abbiamo attribuito il voto migliore per il rapporto qualità/prezzo.

Campo in erba sintetica - Cislago 2011

Campo in erba sintetica, Cislago 2011

 Campo in erba sintetica - Gergei 2013

Campo in erba sintetica, Gergei 2013
Prima di tutto un campo ben fatto si vede da vicino: le fibre elastiche offrono un rimbalzo del pallone corretto senza deviazione.

Campo in erba sintetica fibre sintetiche DIAMOND

Le fibre sintetiche a forma ellissoidale biconvessa unisce resistenza, resilienza e morbidezza

Campo in erba sintetica

Attenzione alle referenze, spesso non è quello che sembra... date una occhiata più vicino qui sotto

 Campo in erba sintetica . fibre consumate e spezzate dopo 3,5 anni

Osservando da vicino si possono notare le fibre sdraiate a terra in gran parte parzialmente spezzate dopo 3,5 anni dall'installazione – Turate 2012

Nei manti interamente artificiali con l'intaso in gomma nera salta ad ogni rimbalzo del pallone.